domenica 7 agosto 2011

Articolo sul Consiglio Comunale del 1 agosto 2011


Articolo apparso su "La Nuova Periferia" il 3 agosto 2011:


lunedì 1 agosto 2011

Nuove discariche abusive!!!

Articolo pubblicato sul settimanale "La Nuova Voce" il 27 luglio 2011.


I disastri di Strada del Mondino

Articolo pubblicato sul settimanale "La Nuova Voce" il 27 luglio 2011.


sabato 23 luglio 2011

Ora la procura indaga sulla villa della Ferrero

23/07/2011 - il caso

Ora la procura indaga sulla villa della Ferrero



Anche Gambarino sentito
dai pm sul suo immobile

Alberto Gaino
Torino


Le ville sono in costruzione sulla collina di frazione Cordova, a Castiglione


Chi ha pagato le ville di Castiglione? Nei giorni scorsi l’ex assessore regionale Caterina Ferrero e il suo ex alter ego alla sanità Piero Gambarino sono stati interrogati separatamente nell’inchiesta che è costata all’una il ruolo istituzionale e gli arresti domiciliari, all’altro un soggiorno prolungato in carcere. Il riserbo ha preceduto e seguito la loro convocazione in procura, ma, fra gli argomenti sollevati dai pm Paolo Toso e Stefano Demontis, c’è stato quello delle due ville costruite dal Consorzio Torino (presieduto per oltre dieci anni da Gambarino) a Castiglione Torinese, in frazione Cordova: una splendida collina sfregiata dal cemento e in particolare dagli abusi edilizi realizzati per ampliare le costruzioni fianco a fianco. I pm hanno posto domande sulle modalità di pagamento della villa di proprietà di Ferrero e del marito Claudio Coral (figlio di Nevio in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa). L’avvocato Roberto Macchia taglia corto: «Ciascuno ha pagato la sua parte, ci mancherebbe altro. Le ville non sono oggetto di contestazione».

Ma di indagine, sì. Tant’è vero che Ferrero si è presentata in procura con fatture per 77 mila euro che dovrebbero confermare le sue dichiarazioni. «A titolo esemplificativo». Perché, è altrettanto fuor di dubbio, che una villona in un posto incantevole non può costare come una portineria e nemmeno di quelle spaziose in una zona semincentrale.

Il Consorzio Torino e Gambarino hanno costruito molto sulle colline di Castiglione. Il faccendiere ha ancora la residenza in strada del Mondino dove, su Internet, si indica anche l’indirizzo di riferimento del condominio “I Girasoli”, complesso di 12 villette a schiera costruite dal solito Gambarino, con vista sull’intimitià dei dirimpettai.

Dove l’«edificatore» ha dato il meglio di sé è stato in frazione Cordova: i lavori di costruzione delle due ville, in fase ormai di ultimazione, sono stati bloccati nel novembre scorso in seguito alla frana provocata dai lavori e ai muraglioni realizzati in tutta fretta per bloccarla. Minacciava i vicini di casa. L’inchiesta sui maneggi nella sanità del duo Gambarino & Ferrero ha svelato quanto l’uomo brigasse nei primi giorni di dicembre per sistemare gli abusi edilizi alla sua maniera.

Il 5 dicembre, di sera, Ferrero comunica al suo braccio destro che è «partita una denuncia penale» e che «riguarda entrambi». Il giorno dopo Gambarino si dimette dalla presidenza del Consorzio Torino e con lui l’intero cda. Il 7 «Piero telefona ad un ingegnere - informa una relazione della Guardia di Finanza - e gli chiede se ha conoscenze al genio civile. Insiste nel dire che bisogna fare qualcosa, “altrimenti l’assessore deve dimettersi, perché è proprietario e la cosa è penale”. L’ingegnere suggerisce che si potrebbe sostenere che il Comune ha perso i disegni. Fa ipotesi su come si può nascondere la cosa».

Le ville sono da allora sotto sequestro. Una settimana prima di essere arrestato, Gambarino fu convocato dal pm Francesco Pelosi per quelle violazioni. Poi, è emerso il resto: i rapporti d’affari, anche nel Consorzio Torino, con esponenti della ‘ndrangheta (vicini alle cosche) riversatisi, come ombre pesanti, pure nella costruzione delle due ville in frazione Cordova.Per il gip Anna Ricci si trattò «di un vero e proprio regolamento di conti» il ferimento a coltellate, la sera del 13 aprile 1999, di Giuseppe Vergantino mentre rincasava dopo la chiusura del suo locale.

La procura aveva chiesto l’archiviazione del caso dopo un lunghissimo periodo in cui il fascicolo era rimasto in un armadio. La ragione: i due arresati della prima ora, zio e nipote, non erano stati riconosciuti dalla vittima quando questi, un mese dopo la gravissima aggressione, fu in grado di essere interrogato, una volta sciolta la prognosi riservata, e non li riconobbe. L’ordinanza di rigetto della richiesta di archiviazione trasmessa via fax nei giorni scorsi agli avvocati Vittorio Pesavento e Roberto De Sensi, difensori di Antonio Cinà e Nicolò Favata poggia sulla convinzione che Vergantino non avesse detto il vero non riconoscendo i suoi aggressori e ha disposto che le indagini riprendano e siano approfondite.

Di vicenda oscura e possibile regolamento di conti avevano parlato i giornali 12 anni fa per le modalità dell’aggressione e le numerose coltellate inferte alla vittima. Che era riuscita ad impossessarsi, nella colluttazione, di un cellulare risultato in uso a Antonio Cinà. La polizia gli perquisì la casa e trovò che il giovane aveva una vistosa fasciatura alla mano destra. In più venne rinvenuto un telefonino uguale a quello sottratto la sera prima a Vergantino che aveva riferito: «Uno dei miei aggressori aveva chiamato l’altro Antonio». Poi che erano albanesi. Il gip: «Si ritiene utile a distanza di diversi anni dai fatti di sentire nuovamente la persona offesa al fine di verificare se il mancato riconoscimento dei suoi aggressori fosse dettato dalla paura di ritorsioni». I due indagati, originari di Palermo, vivono da anni di nuovo nella loro città dove hanno avuto problemi con la giustizia.

mercoledì 29 giugno 2011

L'ombra dell'ndrangheta sulle ville di Castiglione.



cronaca
28/06/2011 - il caso

L'ombra dell'ndrangheta sulle ville di Castiglione


Le ha fatte costruire Gambarino per sé e per l’ex assessore Ferrero

ALBERTO GAINO,GRAZIA LONGO
torino

Emergono nuovi legami di Piero Gambarino con uomini della ‘ndrangheta, sulla costruzione delle ville, sua e di Caterina Ferrero. A dicembre, Gambarino si affanna al telefono - intercettato - per cercare di «sistemare» le violazioni urbanistiche nelle due ville - la sua e quella accanto, di Caterina Ferrero e del marito Claudio Coral - a Castiglione Torinese. Le ha fatte costruire come presidente del Consorzio Torino. Con i suoi interlocutori parlava esplicitamente della denuncia che lo accomuna tuttora all’allora assessore regionale alla Sanità e del pericolo che Ferrero dovesse dimettersi. Forse tanto imbarazzo, oggi minimizzato, nascondeva ben altra preoccupazione: che si scoprisse che alla costruzione delle ville in frazione Cordova avevano lavorato le imprese di soci molto più ingombranti per lui delle indagini sui suoi maneggi nella sanità.

Le due ville, in cima alla collina, sono enormi, in stile hollywoodiano. La loro costruzione - altro che piccole violazioni - è stata bloccata a novembre perché i lavori, eseguiti in difformità rispetto alle licenze, hanno provocato una frana che minacciava i vicini di casa. Il tabellone che dovrebbe indicare, come la legge impone, gli esecutori del progetto, subappaltatori compresi, è stato stranamente «resettato». Le ville sono diventate costruzioni senza padri.

C’è un motivo e siamo in grado di fornire una parte di quelle scomode informazioni: ad entrambe le ville ha lavorato la Sigma Costruzioni. E Achille Berardi di Salassa, titolare dell’omonima impresa edile, era socio dell’impresa costruttrice: il Consorzio Torino.

Della Sigma è contitolare Renato Spanò, specializzato nel movimento terra e di cui si parla nell’ordinanza di custodia cautelare dell’Operazione Minotauro come «compare di Antonino Occhiuto», capo della ‘ndrina di Rivarolo Canavese, e per essere intervenuto, con quel biglietto da visita, nei confronti di un piccolo imprenditore vittima di un tentativo di estorsione. Attuato, fra gli altri, da Berardi e da Valerio Ierardi, uno della cosca di Occhiuto, l’altro affiliato alla «locale» di Cuorgnè, con a capo Bruno Iaria. Sono le ‘ndrine che si spartiscono il territorio canavesano.

I due, arrestati nel blitz dei carabinieri contro la ‘ndrangheta, sono a loro volta oggetto di ritorsioni da parte del «Crimine» dell’« onorata società» che raccoglie denaro per l’assistenza degli affiliati in carcere. In una conversazione intercettata un ‘ndranghetista sbotta: «Quei due han fatto un sacco di soldi e adesso non vogliono cacciare niente».

Berardi e Ierardi, ciascuno per la propria cosca, diventano soci, con quote paritarie del 10 per cento, di Sport nel Canavese, srl con la quale Gambarino ottiene la convenzione per 25 anni del PalaLancia di Chivasso, 10 mila metri quadri di piscine, campi di calcio (costruiti da Berardi) e giochi per bambini. La struttura ha una club house con ristorante e bar gestiti dalla convivente di Spanò. Lo stesso soggetto si assicurava che non si sporgesse denuncia contro Berardi e Ierardi.

Non c’entra nulla con questo bel milieu, ma a dimostrazione che Gambarino non molla gli amici (o non viene da loro mollato) è che il direttore dei lavori in strada Cordova è l’architetto Maurizio Pasqualino Fico, indagato in uno dei rami dell’inchiesta sulla sanità.

Gambarino abitava quasi sulla sommità della collina di Castiglione Torinese, ha potuto vederne per tempo il grande sviluppo edilizio e avervi una parte con il «Consorzio Torino (fra cooperative di produzione e sviluppo)» aderente all’Unione provinciale delle Confcooperative. Dai documenti messi in rete dal Comune di Castiglione emerge l’attività del consorzio in quell’area sin dal 1995, quando Gambarino ne diventa presidente. Carica che abbandona improvvisamente il 6 dicembre scorso, quando le telefonate lo segnalano in grande agitazione per il pasticcio delle due ville. Si dimettono anche i tre consiglieri del cda e subentra loro un amministratore unico.

Altro snodo è in strada della Cebrosa 86/A dove hanno sede quasi tutte le società che fanno capo a Gambarino, e dal 1998 anche un’«unità locale» del Consorzio Torino. In strada della Cebrosa, fra il Canavese e la collina di Castiglione, un incrocio ideale degli interessi di Gambarino legati ai CoralFerrero (di cui il capofamiglia Nevio è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa) e agli investimenti immobiliari e in altri settori.

Recentemente Gambarino si è dato anche ai servizi finanziari? Coincidenza vuole che più di un sito Internet stia reclamizzando una srl con sede in strada della Cebrosa 86/A che si chiama «Consorzio fra cooperative di produzione e lavoro Torino», quasi un omonimo del consorzio che ha costruito le ville.